Tra l’opera immane che il patriarca bizantino Fozio compila nel IX secolo, sulle pagine della sua Biblioteca, al 1665 – quando il francese Journal des Savants si affianca al Philosphical Transactions della Royal Society – l’arte della recensione libraria ha avuto il tempo di consumare una lunga gestazione, si è quindi avventurata verso un effimero apogeo tra Otto e Novecento ed è infine scivolata verso il meritato crepuscolo in questi nostri anni. Non che oggi non si commentino più le fatiche di quella strabordante massa di scriventi che ingolfa gli scaffali delle librerie e degli store online, al contrario. Ma l’attività in sé è divenuta così proliferante e inflativa, così sciattamente espletata – in conformità, del resto, con tutto ciò che sa di “cultura” – da essere ormai spettro di se stessa.

 

Un dato, in verità, che ci è di consolazione, perché in cuor nostro sappiamo come di certi libri si possa dire solo che andrebbero letti.

 

È questo il caso di Nostalgia dell’antico e fascino della macchina, dello storico dell’arte Horst Bredekamp (1993), volume magro e densissimo che entra nel nostro campo da gioco con virulenta, illuminante opportunità. Fin dal principio, abbiamo denunciato che il scopo delle Anamorfosi è inseguire il “disordinato dialogo” tra Arte e Tecnologia, ma di tale mormorio a malapena avvertibile ciò che ci sfugge è proprio il linguaggio, il codice, la crittografia indubbiamente ieratica. Bederkamp ne ha forse trovato la radice in quello spazio dell’immaginario dinamico che dal XVI al XVIII secolo fu comunemente noto come wunderkammer, ovvero kunstkammer. Collezioni d’oggetti dall’apparenza disordi­nata, dalla sovrappposizione eteroclita, ma nella sostanza organiz­zate secondo principi d’ordine concettuale, talvolta esplicitati in una manualistica specializzata. Qui, in questi micro-macrocosmi si esprime una progressione che allaccia l’estetica del minerale, il genius naturae che cogliamo nelle nostra pareidolie, alla scultura antica; da questa all’arte-techné umana e, più in là, alla macchina animata. Una catena a cui è sotteso un movimento del pensiero che strappa la natura alla sua millenaria staticità, per farne oggetto-soggetto di una trasformazione evolutiva. Il pensiero scientifico, fino alla sua attualizzazione darwiniana, prende forma nello sguardo dell’estimatore d’arte. La storia dell’arte è storia della scienza.

 

Che dire? Quel che si può dire di certi libri: solamente che andrebbero letti.

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